De Magnalibus Mediolani - Le meraviglie di Milano

Pubblicato il 18 febbraio 2026 alle ore 17:35

Nel 1288 Bonvesin de la Riva — maestro e frate Umiliato residente a Porta Ticinese — scrisse il De Magnalibus Mediolani

Voleva far capire quanta dignità e ammirazione meritasse la città di Milano: un invito a riscoprire le meraviglie del centro meneghino, a ringraziare Dio per tanta bellezza, a destare stupore.

"che gli stranieri rispettino, onorino e difendano i Milanesi, dopo aver riconosciuto la loro nobiltà e dignità; che i concittadini non abbandonino mai la nobiltà e rimangano legati alla propria patria."

I capitoli che formano il testo sono 8:

Elogio di Milano e del suo contado per la sua posizione - Elogio per le sue abitazioni - Elogio per i suoi abitanti - Elogio per la sua fertilità e per la sovrabbondanza di ogni bene - Elogio per la sua forza - Elogio per la sua costante fedeltà - Elogio per la sua libertà - Elogio per la sua dignità

 

Capitolo II

In città i campanili, costruiti alla maniera delle torri, sono circa centoventi e più di duecento le campane [...] Se qualcuno avesse piacere di vedere la forma della città e la qualità e quantità dei suoi palazzi e di tutti gli altri edifici, salga con grato animo in cima alla torre della corte comunale: di lassù, dovunque volgerà lo sguardo, potrà ammirare cose meravigliose. Chi osserverà attentamente e diligentemente con i suoi occhi tutte queste cose, non troverà mai, anche girando il mondo intero, un simile paradiso di delizie.

 

Capitolo III

I nativi di Milano di ambo i sessi sono di una statura particolare; hanno aspetto sorridente e piuttosto benevolo; non ingannano; usano malizia meno degli altri popoli, così che sono distinguibili anche più degli altri dalle restanti popolazioni. Vivono con decoro, ordine, larghezza, dignità, indossano vesti onorevoli; dovunque si trovino, in patria e fuori, sono piuttosto liberi nello spendere, onorano e fanno onore, e sono urbani nel loro modo di comportarsi e vivere. Come il loro idioma, tra le diverse lingue, si parla e si capisce più facilmente di ogni altro, così essi stessi, tra qualsiasi gente, sono riconoscibili dal solo loro aspetto. Sono religiosi più di tutti gli altri [...]

 

Capitolo IV

I nostri territori producono una così grande e così mirabile abbondanza di ogni sorta di granaglie, grano, segale, miglio, panico, donde si ricava il paniccio e di qualsiasi specie di legumi da cuocere e ottimi da mangiare. I verdeggianti frutteti, e anche gli orti, i campi e le vigne sono spessissimo ricchi di ottimi frutti, erbe, fiori quasi di ogni genere [...]. Appaiono poi, in quantità immensa, le castagne, quelle comuni e quelle nobili, che vengono chiamate marroni. Cucinate in diverse maniere esse rifocillano abbondantemente le nostre famiglie. Le vigne numerose producono svariati generi, sia dolci sia aspri, di vini salubri, saporiti, chiari [...]. Le selve e i boschi e le rive dei fiumi producono legno duro di diverse qualità, adatto a costruzioni ea  molti altri usi [...].

 

Capitolo VIII – VIIII

Sei sono le particolarità per le quali Milano è superiore in modo particolare, così mi sembra, a ogni città. Primo, per l'abbondanza di buone acque. Secondo, per l'abbondanza e l'onestà dei religiosi. Terzo, per l'alto numero dei sapienti nel collegio dei giurisperiti. Quarto, per il particolare rito divino distinto da ogni rito ecclesiastico delle altre città cristiane; e anche per il carnevale. Quinto, per la dignità del suo episcopato. Sesto, per la fedeltà incomparabile che essa, come si può valutare dalla descrizione delle sue gesta, ha costantemente osservato nei confronti della Chiesa.

 

Capitolo VIII – X

Due sono i difetti particolari, se mi fosse lecito dirli, della nostra città: difetto di concordia civile e difetto di un porto che le consenta l'arrivo di navigli dal mare; se potesse supplire a entrambi, ne seguirebbero una utilità mirabile e un accrescimento di gloria. A rimediare al primo difetto spero che varranno le orazioni dei giusti; al secondo potrebbe supplire se i potenti della nostra terra dedicassero al compimento di tale opera quelle energie che adoperano nel distruggersi a vicenda e nell'estorcere denaro ai loro concittadini per alimentare le proprie malvagie imprese. È evidente, da quanto si è detto, che la nostra città, tutto considerato, non ha l'uguale al mondo; è evidente che è come un altro mondo separato dal resto; è evidente che non solo merita di essere chiamata seconda Roma, ma, se mi fosse lecito dire quello che mi piacerebbe senza essere accusato di presunzione, al mio giudizio sembrerebbe degno e giusto che la sede del papato e le altre dignità fossero trasferite tutte qui da lei.

 

Capitolo VIII – XII

Dalla interpretazione del suo nome stesso si può conoscere la nostra città. Infatti MEDIOLANUM comincia con M e finisce con la medesima lettera. In mezzo vi sono due lettere, cioè O e L. La prima e ultima lettera, la M, essendo più ampia delle altre, significa l'ampiezza della gloria di Milano, diffusa su tutta la terra. Con la M posta al principio e alla fine si intende anche il numero mille, al di là del quale non vi è unico numero che si possa indicare con un unico vocabolo; e così essa esprime un numero perfetto nella sua unicità, significando che dal principio fino alla fine del mondo Milano è stata e sarà annoverata nel novero delle città perfette. La O, una delle due lettere che stanno a metà della parola, di forma rotonda e perfetta, più degna e più bella di tutte le altre, esprime, di Milano, la rotondità, la bellezza, la dignità e la perfezione. La nostra città è infatti rotonda in senso letterale e bella e più perfetta di tutte le altre città. La L invece significa la lunghezza e anche l'altezza della sua nobiltà e della sua gloria, giacché, grazie alle preghiere e ai meriti della beata Maria Vergine e del Beato Ambrogio e degli altri santi, i cui corpi qui riposano, e dei santi religiosi, la sua alta nobiltà e la sua gloria permarranno fino alla fine del mondo, per grazia di Dio.


Milano da leggere: libri e consigli di carta.

Leggere Bonvesin oggi non è solo fare un viaggio nel Medioevo, ma riscoprire l’orgoglio di una Milano che si sentiva già allora una metropoli unica al mondo. Ecco il mio consiglio di lettura!

Le Meraviglie di Milano - Bonvesin de La Riva
Traduzione di Giuseppe Pontiggia - Prefazione di Vittorio Sgarbi - 
Introduzione e note di Maria Corti
Bompiani - Ed. Marzo 2010 - 224 pag


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