L'assassinio di Re Umberto I

Pubblicato il 29 luglio 2026 alle ore 20:39

Oggi, 29 luglio, ricorre l'anniversario del regicidio di Umberto I di Savoia, un evento drammatico che nel 1900 cambiò per sempre la storia d'Italia. La cronaca d'epoca restituisce in modo vivido lo shock e il dolore della comunità locale nelle ore e nei giorni immediatamente successivi all'attentato.

"Molte bandiere abbrunate sventolano alle finestre, specialmente in via Carlo Alberto: molta gente staziona attorno all'Arengario di Monza, avidi di raccogliere i particolari della cronaca. L'emozione vivissima di indignazione domina i monzesi amareggiati dal pensiero che proprio la loro città, in occasione di una festa solennizzata nella concordia degli animi, sia stata teatro di tragedia".

Il Tragico Fatto e l'Impressione a Monza 
Il Cittadino - Rivista di Monza e del Circondario - 02 agosto 1900

IL FATTO
Da testimoni oculari e dai famigliari della real casa abbiamo potuto raccogliere parecchie notizie notevoli. La catastrofe avvenne appena prima che il Re, lasciato il palco presidenziale e salito sulla carrozza, stava per uscire dalle palestre. Sul suo passaggio a tre metri di distanza s'addensavano due fitte ale di popolo. Mentre il Re, montato sulla carrozza, che era preceduta da quattro dei nostri pompieri, rispondeva ai saluti della folla, l'assassino, con un tiro preciso e fulmineo, gli scaricò in pieno petto i tre colpi di rivoltella. Il Re barcollò, lasciò cadere il cappello, si strinse la testa tra le mani, piegando verso sinistra, poi sedette e parve riprendere d'un tratto forza e sangue freddo, gridando l'ordine di partire. I cavalli, che al rumore dello sparo si erano impennati, partirono al galoppo; nel frattempo i vicini afferravano l'assassino, facendo a terra sotto le percosse furiose della folla eccitata. Lungo il breve tragitto il Re si scosse, toccò il panciotto spostandolo leggermente per sentire s'era ferito e mormorò: "Mi pare di non esser stato colpito"; poi cadde riverso, cogli occhi sbarrati: pare dalle induzioni dei medici che sia spirato mentre la carrozza passava il cancello della villa.

ALLA VILLA
La regina abbigliata in abito di pranzo attendeva al ritorno il Re allo scalone. Appena si vide dinanzi il cadavere del consorte, svenne e fu raccolta e portata via dai famigliari, mentre i generali Ponzio Vaglia, Majnoni e Serafini trasportavano il sovrano nella sua camera da letto. Furono recati di fretta candelabri e cordiali: arrivarono prima l'assessore dottor Savio, poi il chirurgo dott. Vercelli, infine il dott. Erba, direttore dell'ospedale, ma non poterono far altro che constatare la morte. La Regina, riavutasi, si portò al letto del consorte, collo sguardo impietrato, con aspetto calmo e dignitoso, senza lagrime; lesse negli occhi dei medici il responso fatale, e si buttò sul cadavere del Re a baciarlo. Mons. Bignami, credendo di ravvisare nel corpo del sovrano le contrazioni di un estremo singulto, gli diede l'assoluzione in articulo mortis. Pochi minuti dopo arrivarono alla villa reale l'arciprete mons. Rossi, il sindaco Corbetta, e il deputato Pennati. Il cadavere deposto sul letto coperto da un ampio lenzuolo bianco la testa fu strettamente legata da un fazzoletto in direzione verticale: un notevole rigonfiamento si era prodotto alle orecchie per una stasi interna di sangue.

L'ASSASSINO
L'assassino Gaetano Bresci di Prato fiorentino d'anni 31, venne denudato, rinchiuso in una camera della caserma dei Reali Carabinieri, sorvegliato da due sentinelle. Interrogato dal tenente Borsarelli sulle cause che determinarono in lui il ferale proposito, rispose di non seccarlo, e che non aveva voglia di parlare. Secondo alcuni però avrebbe dichiarato di essere anarchico e di non avere complici. Venne lunedì notte trasportato alle carceri, che sono straordinariamente sorvegliate da sentinelle. Per il servizio d'ordine sono stati chiamati da Milano un drappello di alpini e quaranta carabinieri e due squadroni di cavalleria. 

LA TRISTE IMPRESSIONE
Descrivere l'impressione che ha prodotto nell'animo nostro la terribile notizia diffusasi come folgore questa notte, non ci sarebbe possibile; fu come se una mano gelida ci serrasse il cuore: o per alquanto tempo la mente colpita dall'orrore di un delitto così grave, ebbe pena ad acquistarne coscienza di certezza, come sempre accade per i fatti che ripugnano intimamente alla stessa natura umana.  Perché non è soltanto come uomini, offesi nel senso più delicato e civile, il senso del rispetto alla vita umana, che noi oggi soffriamo; è anche come cittadini, i quali nel Re riconoscono il rappresentante di quella autorità, posta per disposizione di Dio in mezzo agli uomini, e i quali nella vittima augusta non veggono solo la persona, ma l'istituto, e sanno che l'istituto appunto più che la persona volle l'assassino prendere di mira, e colpire, e sopprimere. Noi vorremmo che la sciagura ravvivasse negli italiani la coscienza del pericolo che sovrasta al paese, della necessità di ritornare prontamente a criterii ineccepibili d'ordine e di giustizia.


Il Cittadino di Monza e della Brianza è un periodico locale italiano edito a Monza.
Il primo numero de il Cittadino uscì giovedì 17 agosto 1899. Il giornale era l’espressione dei cattolici monzesi che volevano far sentire la loro voce in un momento molto difficile, in cui il "non expedit" (non conviene) di Pio IX li emarginava dalla scena politica italiana. È cominciata allora una lunga storia non ancora interrotta: anni di informazione locale e un radicamento sul territorio, fanno del giornale la testata leader per autorevolezza e diffusione a Monza e in tutta la Brianza. Oggi l’identità de il Cittadino è cambiata: si presenta come la voce del territorio e della sua gente, con l’ambizione di essere un punto di riferimento nel dibattito politico, economico e culturale di Monza e della Brianza.


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Il regicidio di Umberto I ha lasciato un segno indelebile che si può vedere ancora oggi. Sul luogo esatto dell'attentato sorge la maestosa Cappella Espiatoria di Monza, un monumento unico che trasforma la cronaca nera dell'epoca in pietra, simboli e memoria.
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