Sulla coltivazione dei tartufi nel giardino di Desio

Pubblicato il 5 novembre 2026 alle ore 14:00

A novembre la Brianza cambia colore e l’aria si fa pungente. Oggi frequentiamo i nostri parchi e giardini soprattutto per ammirare lo spettacolo del foliage e scattare qualche foto, non certo per cercare funghi e tartufi; ma nel Settecento le cose andavano diversamente.

Immaginiamo di fare un salto indietro nel tempo, nel 1786, all'interno del giardino di Desio, di proprietà dei marchesi Cusani e che oggi è conosciuto come il parco di Villa Tittoni, un luogo aperto a tutti, amatissimo per le passeggiate tra gli alberi secolari e per i suoi eventi culturali.
Proprio tra quei viali nacque una straordinaria scoperta naturalistica che incuriosì l'Abate Carlo Amoretti, celebre scienziato milanese e grande divulgatore delle scienze e delle arti dell'epoca. Mettiamoci comodi e prepariamoci a viaggiare nel tempo con il fascino e la scrittura del Settecento.

"Il giardino di Desio è ampio piucché essere nol sogliono i giardini delle Ville Lombarde, ove il terreno, generalmente ubertoso con parsimonia si consacra al lusso. In quel giardino misto è l'utile al dilettevole. Nelle vigne, negli orti, ne' broli vedesi sempre congiunta all'ubertà, alla sceltezza delle piante, alla squisitezza del prodotto la più bella eleganza. Ampie e maestose serre ove costringono gli erbaggi i frutti e i fiori a mostrare nel più fitto inverno tutta la pompa della primavera; ove serbano nelle vaste limoniere il tepore della spiaggia ligustica; e ove agli ananassi, alle muse, al caffè ec. offron un clima quale i progenitori loro il provano fra i tropici; mentre a loro dinanzi simmetricamente distribuite sorgono in aria aperta parecchie delle più belle piante dell'America settentrionale. Un bel ruscello a cui i colli Comaschi somministrano acqua perenne, mentre attraversa il giardino, e ampie vasche vi forma, vi mantiene in ogni parte l'umidità necessaria, la quale altrimenti non avrebbesi in un paese, che dai due piedi di profondità fino ai 150 non presenta che arida ghiaja."


Lettera dell'Ab. Carlo Amoretti al P.M. Guglielmo della Valle M.C.
Sulla coltivazione dei Tartufi, e delle Spugnole.

Pregiatissimo Amico - Milano 25 novembre 1786

Eccovi in iscritto, anzi in istampa, quanto v'accennai viaggio facendo da Pavia a Milano sulla vegetazione de' tartufi, e delle spugnole, da me osservata, la prima nel giardino di Desio, la seconda nel giardino di Milano del Sig. Marchese Ferdinando Cusani. 

[...] crescono, si moltiplicano i tartufi in copia tale, che voi ne stupireste [...]
Ecco come si scoprì questo prodotto. Mentre l'anno scorso preparavasi il giardino per l'autunnale villeggiatura che splendida esser suole, e numerosa si d'ospiti, che d'amici convitati per la vicinanza alla città, un contadino, che sgombrava dalle erbe un viale con ferro tagliente, recise un tartufo che stava presso la superficie. Tale gli parve alla vista, e all'odore; ma dubitandone tuttavia per la novità della cosa, ad Antonio Villoresi mostrollo abilissimo e colto giardiniere, che ben tosto lo riconobbe, e diedesi a cercarne degli altri, che pur trovovvi.
Si procurò quindi un cane da tartufi, che non si ebbe se non da Agliate villaggio presso i colli, poiché al piano niuno mai pensò a cercare tartufi, ove niuno mai prima di quel dì trovati ne avea; e in presenza de' padroni, e degli ospiti ne' boschetti e appiè de' carpini molte libbre sen raccolsero per la maggior parte neri ma alcuni pur se ne scavarono e bianchicci, e di color di carne col sapor d'aglio, quali venir ci sogliono dalle vostre colline.

Io non era allora in Desio, perché scorreva le coste della Liguria occidentale, ma seppi, e'l verificai poscia con moltiplici osservazioni oculari, che i tartufi generalmente ivi trovansi sulle sponde e sugli orli de' carpini e de' boschetti. Ve n'ha pur talora qualcheduno in mezzo al bosco, principalmente nel castagneto, le cui piante a comodo passeggio non hanno che i più alti rami, onde ha libero corso l'aria, sebbene libero non così sia l'ingresso ai raggi del sole estivo; ma non sen trovano mai nel mezzo delle folte e larghe siepi di carpino. Da ciò appare che un qualche raggio di sole e una certa ventilazione amino queste piante; che pur piante le chiameremo co' botanici, malgrado la loro esterna ed interna conformazione, per cui dal comun delle piante cotanto differiscono.

Il mentovato Giardiniere ha sì ben fatto l'occhio a questo prodotto, che anche senza cane al piccolo rialzamento della terra che fa crescendo ei conosce il tartufo; ma non conviene il così coglierlo, perché l'occhio non può giudicare della maturanza come ne giudica l'odorato del cane, che i soli tartufi maturi e saporiti sente, e scava.
La grossezza di questi tartufi è varia, e sen sono raccolti parecchi di due pollici di diametro. Per lo più son solitarj, ma non di rado trovansi a gruppi o a nidiate come dir suole il giardinier fiorentino, di otto o dieci assai vicini; in guisa però che l'uno l'altro non tocca. Colgonsi in ogni stagione, ma la più opportuna pare l'autunno. La scoperta de' tartufi nel giardino ha mossi alcuni a ricercarne ne' vicini boschetti sì di castagni, che di roveri, ma ogni ricerca, anche coll'ajuto di valente cane, è stata vana.

Come dunque nacquero e propagaronsi i tartufi nel giardino di Desio? Se vero è quanto asseriscono i Fisici che questa pianta studiarono […], essa maturando manda i suoi semi alla superficie, daddove spargonsi (e in ciò concorrono probabilmente gl'insetti), e i tartufini producono, alimentati a principio colla sostanza della madre a misura che imputridisce. Or nulla è più probabile, anzi nulla è più certo che lo spargimento di questi semi nel giardino di Desio. Certo è che molti tartufi d'ogni specie colà portansi in occasione delle villeggiature estive ed autunnali; che tra questi alcuni v'arrivan già vicini a imputridire, e anche putridi in parte, che è quanto dire soverchiamente maturi; che a tutti i tartufi levasi la corteccia in cui la semenza suol risiedere; e che queste spazzature di cucina gettate nel concime vanno generalmente ad ingrassare il giardino. Sì; ma non basta seminare i tartufi per poi raccoglierli. Bisogna che il seme cada in luogo adattato, convenientemente umido, alquanto ma non del tutto ombreggiato, in terreno ottimo, e che mai non sia smosso; il che di rado o non mai avviene al terreno concimato delle campagne.

Io v'ho narrato il fatto. Se voi credete quindi qualche cosa inferirne per la coltivazione artificiale de' tartufi, fatel pure; e io vi faprò buon grado se mi darete poi il ragguaglio de' vostri sperimenti, e dell'esito che avranno.

Brianza da leggere: libri e consigli di carta.

Dal semplice colpo di zappa di un contadino è nata una delle pagine più curiose della storia gastronomica e botanica della Brianza, capace di trasformare Villa Tittoni in un luogo di scoperte incredibili. A quel tempo trovare questi prodotti in pianura era una rarità assoluta, una vera eccezione che stupì i nobili e gli studiosi dell'epoca. Ecco il mio consiglio di lettura!

Sulla coltivazione dei tartufi nel giardino di Desio - 25 novembre 1786
Lettera dell'Abate Carlo Amoretti - Opuscoli Scelti sulle Scienze e sulle Arti Tomo IX - "Il passato curioso del Parco di Desio"

La fortuna è che questo testo del 1786 è ancora oggi leggibile.
Se volete cimentarvi a fare altre scoperte scientifiche e storiche, non esitate a sfogliare in digitale qui tutto il libro!

Aggiungi commento

Commenti

Non ci sono ancora commenti.